Peschici

Peschici è un comune italiano di 4.383 abitanti della provincia di Foggia in Puglia. Fa parte del Parco Nazionale del Gargano e della Comunità Montana del Gargano. Rinomata località balneare, per la qualità delle sue acque di balneazione è stata più volte premiata della Bandiera Blu dalla Foundation for Environmental Education. Peschici si trova sul litorale nord del Gargano, al centro di un tratto di costa, in parte sabbiosa e in parte rocciosa, compreso tra la Baia di Calenella  a Ovest e la baia di Sfinale ad Est. Circa 30 miglia nautiche (47 kilometri) attraverso l’Adriatico in direzione nord ovest la separano dall’arcipelago delle Isole Tremiti. Il clima, già temperato per latitudine e longitudine, risente dell’influenza del mare che mitiga i rigori invernali e le calure estive. La temperatura media annua è di 16 °C. Il mese più freddo è gennaio (8 °C di media) ed i più caldi sono luglio e agosto (27°).

La Storia le prime notizie risalgono al 970 d.C., quando, gli Schiavoni, dopo aver allontanato definitivamente i Saraceni su ordine di Ottone I, fondarono Pesclizio sulle rovine di un casale distrutto dai Saraceni. Il primo documento circa la presenza slava circa l’esistenza dell’abitato di Peschici è una chartula offertionis del1023, contenente, oltre alla donazione della Abazia di Calena all’Abazia di Santa Maria a Mare (Isole Tremiti) dell’arcivescovo Leone di Siponto. In tale documento sono presenti non solo riferimenti sull’abitato di Peschici, ma anche sulla presenza della comunità slava sul territorio e degli ottimi rapporti che tale comunità riuscì ad avere con la popolazione locale ed il suo sistema sociale. Un altro documento che conferma la presenza degli Slavi a Peschici è una donazione nel 1053, redatto da Slavi definiti come dimoranti nel castello Pesclizio. Nel 1154, durante la dominazione normanna Peschici risulta essere dipendente dalla contea di Lesina. Sono moltissimi i documenti che lo confermano tra cui un rogito del conte Goffredo de Ollia di Lesina e il datario della regina Giovanna (figlia di Enrico II d’Inghilterra, futura sposa di Guglielmo II). Il nome stesso di Peschici è probabilmente di origine slava, infatti la radice slava “pès” (o “pèsc”) si riferisce alla sabbia, i toponimi slavo pjèskusa e russo pèski indicano suolo sabbioso.

Nel 1177 è sotto il feudo di Monte Sant’Angelo, donato da Guglielmo II detto il Buono alla moglie Giovanna d’Inghilterra. Sotto il dominio degli Svevi, Peschici passò momenti drammatici nella contesa tra impero e papato. Un cronista del tempo ci riferisce che nel settembre 1239, 25 galee veneziane mandate da Papa Gregorio IX contro lo scomunicato Federico II, “prendono e prostrano Bestice (Peschici) e Bestie (Vieste)”. Federico II, tuttavia, farà ricostruire le fortificazioni dei due centri. Sotto la dinastia Angioina, Peschici è tra i pochi paesi fedeli a re Carlo, al tempo della venuta di Corradino di Svevia (1267). Nel 1274 prende parte con Bari, Monopoli, Trani, Vieste eOrtona nella flotta pugliese all’assedio di Almissa, città della costa Dalmata. Nel 1401 il feudo passa a re Ladislao di Durazzo.

Durante il dominio aragonese, i garganici appoggiarono (1458) i baroni contro il nuovo re Alfonso, che nel 1462 occupò il Gargano affidandolo a Giorgio Castriota Scanderbeg, alleato del sovrano spagnolo. Sullo sfondo di questo scenario è sempre presente Venezia, la città marinara che controlla tutti i traffici verso l’Oriente e le coste dell’Adriatico: tra il 1469 e il 1586 Peschici compare in 23 carte e portolani, gran parte dei quali redatte da geografi della Serenissima. Inoltre, in altri documenti è attestato che a Peschici si costruiscono navi ragusee tra il 1550 e il 1570: «Ser Antonio de Stephano de Ragusio et Ser Marco de Johanne fanno costruire in società una nave de la portata de carra 250. Ditta costruzione debia avvenire in terra Peschize. La dispesa sarà di ducati 500» “In Peschize de Gargano si costruisce una nave pro parte Johannis de Natale de Ragusio, Baroli commorantis”. Il calefatore è Marinus de Ragusio. Dopo la guerra franco-spagnola per il possesso del regno di Napoli, ma soprattutto dopo le ennesime scorrerie dei turchi, di cui abbiamo testimonianze in un manoscritto di Timoteo Mainardi (Ragioni del Monastero di S. Maria delle Tremiti, 1592), si ricorda nel 1554 la strage di Vieste, in cui ci furono migliaia di vittime, e nel 1567 l’assedio di Tremiti, fu decisa la costruzione di dieci torri lungo le coste della Capitanata.

Cinque anni dopo il numero delle torri sale a 21 e tra esse ci sono quella di Monte Pucci, quella detta dei doganieria San Menaio e quella di Calalunga, che poi fu diroccata nel 1570. La prima descrizione di Peschici l’abbiamo dal Sarnelli nel 1676: “Terra Baronale. È situata in luogo eminente, e che gode della veduta del mare”. Scrive dell’abitato che è contenuto nelle mura di recinzione: fuori le chiese della Madonna di Loreto e di Santa Maria di Sfilzi, i conventi di Calèna, S. Francesco e S. Niccolò. La siccità o una delle ricorrenti invasioni di cavallette (1663) fecero tante vittime da decimare sensibilmente la popolazione.

Nel ‘700 una lapide posta sul Recinto Baronale, nel centro storico, attesta l’appartenenza di Peschici al principe d’Ischitella Emanuele Pinto. Durante l’insurrezione antiborbonca in tutto il Gargano si costituiscono le vendite, le associazioni carbonare, e nel 1848 il peschiciano antiborbonico-liberale nonché attivo uomo politico, poeta e scrittore Giuseppe Libetta (noto perché comandante del primo bastimento a vapore che osò varcare il Mediterraneo, il Ferdinando I, che salpò da Napoli il 27 settembre 1818) entra nel Parlamento nato dalla Costituzione Sabauda. Al plebiscito del 1860 quasi il 40% dei peschiciani votò a favore dei Borboni.

Nel 1865 l’isolamento del Promontorio Garganico è rotto grazie alla costruzione della strada circum garganica, l’attuale SS 89. Durante il ventennio fascista, nel 1931 arriva la ferrovia garganica e nel 1939 viene ultimato l’Acquedotto Pugliese. Nonostante le battaglie del regime per l’aumento della popolazione e della produzione del grano, Peschici al censimento del 1936 aumenta di un terzo, ma è in aumento anche il fenomeno dell’emigrazione. Non migliore è la situazione del dopoguerra, infatti, con la popolazione in aumento non cresce l’occupazione e il tenore di vita, ma solo il numero di emigranti. Solo con l’avvento del turismo intorno al 1960 ci saranno dei miglioramenti che porteranno molti frutti visibili tutt’oggi.