Il Rè dei Trabucchi del Gargano

Il Re dei Trabucchi di Peschici

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Il principe gentile e il suo trabucco

 
 

 

Da 80 anni, ormai si erge tra le grigie rocce di Peschici, nel villaggio Manacore, il trabucco che imponente osserva il mare, dove lo smeraldo si confonde con il blu cobalto..

 

Solo 4 anni in meno del principe di Peschici, Giuseppe, il padrone di questa antica macchina da pesca.
Con la gentilezza di un’ uomo d’altri tempo ci accoglie nel suo regno, fatto di profumo di mare e di libertà, lì dove il tempo assume finalmente un valore e perde il senso della nevrosi, vissuto nella quotidianità.

 

Dall’alto del suo trabucco con gli occhi, ancora vispi, guarda attento la rete aspettando l’arrivo dei pesci, circondato dagli amici di sempre, passando così le giornate soleggiate di questo inizio di Giugno.

 

Ci racconta la sua vita, è nato lì e suo padre prima di lui lavorava al trabucco, ha vissuto tutta la vita a Peschici, contribuendo perfino alla costruzione della strada che porta al villaggio. Ci indica poco lontano, un altro trabucco, che ha più di 100 anni e che ormai non è più in funzione.

 

Io osservo, curiosa e un po’ disorientata, quel imponente costruzione in legno, ancorata sugli scogli, dalla quale si allungano alcuni lunghi bracci, anche detti antenne, che sostengono un enorme rete, su quella rete si vanno a poggiare i pesci.   

 

 

Giuseppe si mette in punta a osservare l’arrivo dei pesci, quando ce ne sono abbastanza, con l’aiuto di almeno altri 2 uomini si tira su la rete. Lo spettacolo è assolutamente eccezionale, un tripudio di colori dal beige, quasi bruciato, della rete all’argento vivo e intenso dei pesci, che brillano sotto la luce del sole.
 
Questo pesce viene poi venduto, oppure mangiato subito sulla brace. Gnam.  
Questa tecnica di pesca deriva dai Fenici, il suo successo risiede nel fatto che si possa pescare senza il bisogno di doversi inoltrare nel mare.
Solitamente i trabucchi sono posizionati dove il mare presenta una profondità di almeno 6m e sono costruito col legno di pino d’Aleppo.

Questo perché è un materiale pressoché inesauribile, data la diffusione nella zona del Gargano, ed inoltre è modellabile, resistente alla salsedine ed elastico, quindi si presta benissimo allo scopo.
Spero vi piacciano le mie foto, e vi portino per qualche istante in quel piccolo angolo di paradiso, dove mi sono persa e rifugiata, dove tutte le complicazioni e lo stress sembrano un ricordo lontano, dove la cortesia e l’ospitalità sono ancora in voga, dove c’è voglia di raccontarsi e raccontare ma allo stesso tempo dove finalmente si può godere della pace inaspettata del silenzio.